La questione "No Tav - sì Tav”, per quanto dibattuta da anni, non ha risposte certe neppure oggi. Il fatto che il Governo abbia apportato dei recentissimi correttivi non depone a favore di chi da sempre ha sostenuto il progetto dell’Alta velocità, che rischia, comunque, di arrivare a compimento, se ci arriverà, decisamente in ritardo.
In altra occasione abbiamo parlato dello scrittore Erri De Luca che si lasciò andare all’esaltazione del ricorso alla violenza durante le manifestazioni No Tav, in linea con le sue prodezze giovanili in Lotta Continua.
Non avremmo dedicato attenzione al regista Virzì che, preoccupato di una giovane comparsa di un suo film -che il 21 giugno si è dileguata per sottrarsi al provvedimento degli arresti domiciliari in seguito agli scontri al cantiere Tav di Chiomonte- se non avessimo letto affermazioni che ci riportano al clima del peggiore ’68. Virzì ha addirittura evocato la "disobbedienza virtuosa” di don Milani. Bontà sua, il venerato regista si dice certo (ma forse non lo è pienamente) che l’Italia non è l’Egitto e non è la Turchia, ma aggiunge che, se anche la ragazza possa “aver violato qualche legge “, ciò non gli impedisce di provare per lei “una simpatia struggente”. Virzì, che è nato nel 1964, non ha neppure l’attenuante di essere vissuto nel clima del ’68 in età consapevole, anche se i cascami ultimi di quel clima lo hanno sicuramente attratto in età successiva. Il motivo per cui riteniamo di dover parlare di Virzì è la pacata, ampia, equilibratissima risposta data dal procuratore generale della Repubblica Francesco Saluzzo, dal Procuratore Armando Spataro e dal Procuratore Aggiunto Alberto Perduca che hanno spiegato su "La Stampa" in modo comprensibile a tutti ciò che accade in valle di Susa, sostenendo che “occorre un dibattito sereno sulle questioni connesse alle manifestazioni violente, comunque motivate”.
Il loro invito ad “isolare la violenza”, impedendo che irrompa nelle manifestazioni e nelle campagne di opinione, va raccolto da tutti i cittadini che hanno il senso dello Stato, per dirla con parole di Carlo Casalegno, e hanno fiducia nella legalità repubblicana.
Chi ricorda come ebbe inizio la contestazione che finì di degenerare nel terrorismo, chi non dimentica certi appelli di intellettuali che, servendosi di parole, armarono la mano di veri e propri sicari, deve esprimere la sua solidarietà alla Magistratura piemontese che ha impedito che la Valle di Susa divenisse territorio di guerra civile.
Lo diceva Carlo Levi, le parole sono pietre. Il diritto al dissenso, il diritto di esprimersi liberamente è certo sacrosanto, ma esso va esercitato nei limiti della legge, consapevoli che viviamo in uno Stato di diritto. Altrimenti, la stessa democrazia viene compromessa con la violazione delle regole minime della convivenza civile.
L’appello di Saluzzo, Spataro e Perduca non va lasciato cadere e deve aprire gli occhi all’opinione pubblica sui pericoli e i danni che la violenza porta con sé.

Armando-Spataro