Ennio Flaiano

Giornalista, critico cinematografico, teatrale e sceneggiatore. Ha collaborato con Fellini, ha condiviso con Pannunzio, lavorando al suo fianco, la stagione entusiasmante del Mondo.

Sarcastico e amante del paradosso, ha scrutato con la lente d'ingrandimento vizi e virtù degli italiani , sottolineando le caratteristiche peculiari della nostra società nei decenni tormentati del secondo dopoguerra. Dai suoi articoli, opere, sceneggiature, emerge l'Italia delle mille contraddizioni, affaristica, autolesionista, corrotta; una visione pessimistica della realtà, attenuata sempre dall'efficace arma dell'umorismo. Celebri sono i suoi aforismi, tanto che spesso è ricordato più per le sue battute pungenti e sferzanti che per il notevole e importante contributo di intellettuale alla cultura italiana della seconda metà del novecento.

Nato nel 1910 a Pescara, ha partecipato alla campagna d'Africa; stabilitosi definitivamente a Roma, dopo aver peregrinato per molte città, conosce artisti, intellettuali, non ancora famosi e costretti alla fame; gli è sempre piaciuto ricordare le notti trascorse in giro con il poeta Cardarelli e Guglielmo Santangelo, definiti da lui "Due maestri di indignazione e di vita". Un rapporto di odio e amore lo legava alla capitale: della città rifiutava la perversa burocrazia, il servilismo del ceto intellettuale costantemente a caccia di favoritismi e benemerenze, ma nello steso tempo era attratto anche dal suo fascino misterioso.

Proprio a Roma nel 1949 avviene l'incontro con Mario Pannunzio, il quale gli offre il posto di redattore capo del "Mondo", e, sulle pagine del prestigioso giornale, Flaiano si farà conoscere per la sua cultura, arguzia, ironia. Cura la pagina di critica cinematografica dimostrando passione e competenza.

Fecondo autore di sceneggiature e soggetti (di oltre 60 film), ha lavorato con alcuni fra i più noti registi italiani, Blasetti, Antonioni, De Sica, ecc, ma in particolare va ricordata l'intensa collaborazione con Federico Fellini. Sono sue le sceneggiature e i soggetti degli indimenticabili film,vere pietre miliari nella storia della cinematografica non solo italiana, "Luci di varietà", "I vitelloni", "Lo sceicco bianco", "La dolce vita", "Le notti di Cabiria", "Otto e mezzo".

Flaiano ha scritto tantissimo, ma la sorte ha fatto sì che solo dopo la morte, avvenuta prematuramente nel 1972, siano state riscoperte le sue opere; infatti sono stati pubblicati numerosi volumi contenenti pagine di diario, articoli giornalistici, sceneggiature, aforismi e il suo unico romanzo "Tempo di uccidere", vincitore del Premio Strega nel '47, ma definito da alcuni critici di allora "troppo leggibile".

Pescara, la sua città natale, ha voluto, proprio l'anno dopo la morte, onorare il suo illustre cittadino, per l'impegno e l'apporto profusi nella promozione culturale, dedicandogli alla memoria "I Premi internazionali Flaiano", una serie di manifestazioni, rassegne, convegni, spettacoli aventi per tema la cultura nell'ambito letterario, teatrale, cinematografico e televisivo: la vera passione che lo ha accompagnato sempre per tutta la vita.

Fedele alle istituzioni, anticonformista, si è sempre battuto per la ricerca della verità e per la giustizia e sulle pagine del Mondo, in qualità di "redattore cupo", come amava definirsi, ha contribuito alle battaglie del settimanale, sempre in prima linea per rivendicare i valori di un Italia libera , democratica , contro le ideologie totalitarie di destra e di sinistra.

Un suo noto aforisma diceva: "Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole". Mentre lo pronunciava, stava pensando a se stesso?

 
  Luisa Cavallo